Uroboro. Cosa significa realmente?

uroboro uruboro

L’Uroburo è l’immagine di un serpente che si morde la coda e la inghiotte. A livello di psicologia delle masse, psicologia sociale e di comunità è un elemento importantissimo da tenere presente a livello di simbolismo e di significato.

Uroboro o uruboro: questa diffusissima figura simbolica rappresenta, sotto forma animalesca, l’immagine del cerchio che personifica l’eterno ritorno, un nuovo inizio che avviene tempestivamente dopo ogni fine. In simbologia, infatti, il cerchio è anche associato all’immagine del serpente che da sempre cambia pelle e quindi si rigenera. L’Uroboro rappresenta il circolo, la metafora espressiva di una riproduzione ciclica, come la morte e la rinascita.

L’Uroboro di Giambattista Vico: Lo studio della storia deve occuparsi di individuare e documentare gli eventi, i fatti, ma soprattutto deve interpretarli ricercandone quelle ragioni ideali ed eterne, che sono destinate a presentarsi costantemente, in modo ripetitivo anche se in gradi diversi e usando le tecnologie del tempo, all’interno di tutti i momenti della storia: i corsi e ricorsi storici.

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Ciò non significa, come comunemente si interpreta, che la storia si ripeta. Significa, piuttosto, che l’uomo è sempre uguale a se stesso (non impara mai dal passato e tende a rifare gli stessi errori), pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti storici. Ciò che si presenta di nuovo nella storia è solo paragonabile per analogia a ciò che si è già manifestato.

Ma ora facciamo un piccolo salto temporale per descrivere un aspetto della gestione del significato esoterico dell’Uroboro da parte di chi conosceva il suo potere e lo sapeva gestire manipolando il significato della storia e dei suoi accadimenti. E’ l’aspetto allegorico che aleggia sul mito di “Giano bifronte”. Il tempio di Giano era il Gianicolo a Roma dove abitavano i “banchieri dell’epoca”. Nel Lazio (da latitare), c’era il “potere nascosto” autorizzato da Giano.

Giano era sposato a tre donne, Strenia (da cui strenna natalizia) che elargisce doni.
La seconda era Giana / Diana, da cui deriva la parola Bejana (befana) divinità che ti consente il passaggio (accesso) ad un altro mondo e dispensa regali o punizioni a seconda del comportamento. Una terza moglie era Giunone. Il suo tempio, Giunone Moneta perché “ammoniva” in quanto si batteva moneta per l’impero. L’ammonimento era legato al concetto di restituzione del debito. Il tempio della bocca della verità in realtà aveva il seguente fine: il taglio della mano era legato al concetto di non restituzione dei soldi presi come fonte di finanziamento in prestito.
Nel tempio di Giano si facevano contratti sulle monete si cambiava valuta (applicando un tasso di cambio, forma di signoraggio) e si prestavano soldi. Per questo gli antichi romani lasciavano le monete dei popoli assoggettati, per far si che chi gestiva il cambio della valuta guadagnasse sui tassi di cambio a fini commerciali. Più commerci si sviluppavano, più soldi i tassi di cambio producevano nelle mani dei “banchieri dell’epoca” che erano di origine ebraica, gli unici che per religione potessero applicare signoraggio ed usura. La regola di Giano che vigeva era: se ti comporti bene verrai premiato, se male verrai punito. Era un impegno formale, ricordava a tutti che il mondo si fonda anche su premi e punizioni.
È il luogo della promessa arcaica. Giano deriva da parole antiche che significano: porta, passaggio, inizio, etc.
Quale è il legame di Giano con l’Uroboro?
Giano aveva il suo tempio che veniva costruito quando si doveva dimenticare il passato (passaggio). Infatti molte volte nel corso della storia sono stati bruciati libri con distruzioni applicate sulle biblioteche per cancellare il passato.
La promessa di Giano era la seguente: “voi non dovete conoscere il passato lo conosco solo io, pensiamo al presente e al futuro”. Il primo Giano noto era Anu dio Sumero 2.800 a.C. Prima di Anu non lo sappiamo per definizione del concetto che il passato viene cancellato.
Giano ha quindi due facce, una al passato e una al futuro. Quella al presente non può essere rappresentata.
Se l’essere umano non capisce il significato “reale” della meccanicità del passato e i ricorsi storici che l’élite dell’aristocrazia finanziaria applica e applicava per non far comprendere al popolo il gioco dell’Uroboro finanziario, rivivrà in eterno lo stesso circolo vizioso senza mai avere l’opportunità di diventare libero. Un potente strumento di psicologia sociale e di comunità.

L’Uroboro di José Ortega y Gasset filosofo del raziovitalismo ci dice che: “La vita è sempre un adesso e consiste in ciò che si è ora”.
La “Coscienza storica” è un presente in continuo mutamento di un futuro incerto, l’uomo deve muoversi tenendosi ancorato all’eredità culturale del proprio passato, e avere una forte coscienza storica: ogni qualvolta si presenta una decisione da prendere o un momento di svolta definitiva.
Inoltre afferma che lo studiare è una delle cose più false che c’è.
Perché? Innanzi tutto per il discorso della mistificazione di Giano espressa poc’anzi. Inoltre afferma che una scienza è costruita da ricercatori (normalmente sotto il soldo di qualche finanziatore che indirizza lo studio scientifico o storico a livello politico e sociale). Lo studente invece apprende passivamente (non conoscendo la malizia della gestione degli eventi storici), con un adeguamento di tesi creati da altri. La motivazione dei due è differente: c’è una differente motivazione tra studente e il produttore di conoscenza.
I produttori di scienza e sapere hanno una motivazione di necessità interna che è un loro bisogno di conoscenza personale. Vasilij Vasil’evič Kandinskij artista-teosofo, 1910, afferma che questo concetto è figlio della necessità interiore o legge della necessità interiore.

Tre livelli di necessità interiore:

1: Ogni artista, in quanto creatore, deve esprimere ciò che è peculiare per se stesso: concetto di personalità

2: Come figlio del suo tempo deve esprimere ciò che è peculiare del proprio tempo: esprimere lo stile e il linguaggio della razza di appartenenza o comunità. Concetto di aderenza al periodo sociale.

3: Come servitore d’arte deve esprimere ciò che è particolare dell’arte in generale, pura ed eterna, che pervade ogni popolo ogni età ogni artista. Non conosce ne spazio ne tempo! Queste leggi le sentiamo in modo inconscio, se ci accostiamo alla natura in modo non esteriore, bensì interiore – sostiene Kandinsky – Non ci si deve limitare a guardare la natura dall’esterno, ma la si deve vivere dall’interno. 

La maggior parte degli artisti, scienziati, studiosi, politici che ripetono il gioco dell’Uroboro esprimono i primi due livelli: personale e sociale. Solo chi si emancipa dal meccanicismo dell’Uroboro riesce ad arrivare al terzo. Per Kandinskij bisogna operare una trascendenza dei primi due punti per arrivare al terzo. Bisogna quindi passare dai primi due per assurgere al terzo livello. Solo chi ci arriva rimane immortale puro ed eterno. Si tratta innanzitutto, di sviluppare una percezione volontaria che superi di buon grado la percezione di tipo spontaneo che abbiamo nella “ripetitività” delle azioni quotidiane e di centrare l’essere su frequenze sincroniche con l’inconscio. Per ottenere questo livello di trascendenza c’è bisogno di vivere, dall’interno e con un certo buon grado di solitudine, la percezione del mondo attraverso le immagini scaturite dai simboli collettivi e universali. Capire l’Uroboro per non esserne vittima meccanica ma invece rappresentarlo e capirne l’universalità.

Quando trascendi te stesso e il tuo tempo diventi immortale. Non sei più “vittima” del meccanicismo dell’Uroboro ma ne fai parte.

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