Il disturbo di personalità: l’elenco secondo il DSM IV

disturbo di personalità

Si definisce disturbo di personalità l’insieme di tratti di personalità disadattivi in modo pervasivo, inflessibile e permanente, tratti che causano una condizione di disagio clinicamente significativa. Nella maggior parte dei casi, i sintomi dei disturbi di personalità sono egosintonici (accettabili per la persona) e alloplastici (la persona tende a cambiare l’ambiente, non sé stesso).

La definizione di disturbo di personalità compare per la prima volta nel DSM-IV, il Manuale Diagnostico per i Disturbi mentali, dove vengono inseriti su un Asse Specifico, l’Asse II.

Le aree di cui viene valutato il funzionamento sono:

  • esperienza cognitiva e affettiva
  • funzionamento interpersonale e controllo degli impulsi

Il concetto di “disturbo” sembra ormai superato: si costituisce dai primi anni di vita fino all’età adulta. Non si tratta infatti di una personalità “normale” che ad un certo punto diventa disturbata, ma di una personalità che a seguito di diversi fattori (ambientali, biologici, traumatici, ecc.) può assumere schemi e modelli disadattivi.

Le caratteristiche disfunzionali devono riguardare un’ampia gamma di situazioni sociali e comportare una condizione di disagio, personale, sociale e lavorativo.Il soggetto deve vivere una condizione invalidante nelle aree indicate. Tuttavia, il paziente non è sempre in grado di riconoscerlo, poiché non si rende conto del proprio impatto sugli altri e tende a noncercare aiuto.

Secondo la quarta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM IV) dell’Associazione degli Psichiatri Americani (APA), vi sono tre gruppi principali (Gruppo A-B-C) in cui si possono classificare i disturbi di personalità

Il gruppo A è caratterizzato da comportamenti considerati “strani” o “paranoici” e dalla tendenza del soggetto all’isolamento e alla diffidenza. Vi appartengono:

  • Disturbo paranoide di personalità
  • Disturbo schizoide di personalità
  • Disturbo schizotipico di personalità

Il gruppo B è caratterizzato da comportamenti “drammatizzanti”, oltre che da mancanza di empatia e altruismo da parte del soggetto. Vi appartengono:

  • Disturbo antisociale di personalità
  • Disturbo borderline di personalità
  • Disturbo istrionico di personalità
  • Disturbo narcisistico di personalità

Il gruppo C è caratterizzato da comportamenti “ansiosi”  e da una bassa autostima del soggetto. Vi appartengono:

  • Disturbo evitante di personalità
  • Disturbo dipendente di personalità
  • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Di seguito verranno descritte le principali caratteristiche dei 10 disturbi di personalità.

Disturbo paranoide

Il disturbo paranoide è caratterizzato da diffidenza e sospettosità: il soggetto tende ad interpretare le motivazioni degli altri sempre come malevole. Compaiono in maniera rigida e pervasiva  pensieri fissi di persecuzione, timori di venir danneggiati , paura continua di subire un tradimento anche da persone amate, senza che però l’intensità di tali pensieri raggiunga caratteri deliranti. L’ “esame di realtà” rimane, infatti, intatto. Secondo la prospettiva psicodinamica, queste caratteristiche di personalità sono prevalentemente attribuibili ad un massiccio uso del meccanismo di difesa della proiezione, attraverso il quale le caratteristiche ritenute cattive appartenenti alla propria persona vengono attribuite, attraverso la proiezione all’esterno, su altre persone, o sull’intero ambiente, che verrà così percepito come costantemente ostile e pericoloso per la sopravvivenza dell’individuo.

Disturbo schizoide di personalità

Secondo Laing, “si designa con il termine «schizoide» un individuo la cui totalità di esperienza è scissa a due livelli principali: nei rapporti con l’ambiente, e nei rapporti con se stesso. Da una parte questo individuo non è capace di sentirsi emotivamente connesso con gli altri, né di partecipare socialmente al mondo che lo circonda, e dunque desidera essere solo e isolato; dall’altra parte, l’assenza di rapporti sociali fa sì che il soggetto non si senta un persona completa e unitaria bensì “divisa”, in due “modalità d’esistenza”: il suo mondo interiore e quello sociale, esteriore”.
Il tratto principale del  disturbo schizoide di personalità è la mancanza del desiderio di relazioni strette con altri esseri umani, e il “distacco” emotivo del soggetto rispetto alle persone e alla realtà circostante. La personalità schizoide manifesta chiusura in se stessa o senso di lontananza, elusività o freddezza. La persona tende all’isolamento oppure ha relazioni superficiali, non appare interessata a un legame profondo con altre persone, evita il coinvolgimento in relazioni intime con altri individui, con l’eccezione eventuale dei parenti di primo grado.

Le situazioni che scatenano la risposta schizoide sono in genere quelle di tipo intimo con altre persone, come ad esempio le manifestazioni di affetto o di sentimenti intensi. Un tratto caratterizzante tipico della personalità schizoide è l’assente o ridotta capacità di provare vero piacere o interesse in una qualsiasi attività (anedonia). Il soggetto non riesce a trarre piacere dalla realtà esterna né a percepirsi come pienamente esistente nel mondo.

Il paziente schizoide si distingue nettamente dallo schizofrenico per il fatto che il disturbo schizoide non intacca le capacità cognitive e logiche, il soggetto è pienamente consapevole della realtà benché non vi partecipi emotivamente.

Le persone affette da disturbo schizoide hanno una vita sessuale scarsa o assente, percepita come non appagante in senso affettivo.

L’incapacità (o grande difficoltà) di “partecipare alla vita” da parte della persona schizoide può valere in vari ambiti, ma solitamente si limita alla vita emotiva e di relazione. Talvolta può non manifestarsi visibilmente in altri ambiti, specialmente in quello lavorativo.

Disturbo schizotipico di personalità

Il disturbo schizotipico di personalità è caratterizzato, oltre che da tendenza all’isolamento sociale, da uno stile comunicativo e di pensiero eccentrico, da stranezze del comportamento, e da idee di riferimento o credenze insolite.

Spesso i pazienti schizotipici hanno sistemi di credenze individualizzati o non convenzionali, per esempio credono a “poteri” o percezioni o fenomeni soprannaturali. Il pensiero tipico di questi soggetti viene definito “tangenziale”, cioè allusivo e dispersivo. Capita che talvolta sembrino assorti a “rimuginare” su se stessi.

La tendenza del soggetto è quella di perdersi in se stesso rimuginando con il pensiero, di isolarsi mostrando chiusura e moderata ansietà, e d’altro canto le idee fisse hanno una forma più blanda rispetto a quelle paranoidi non essendo proiezioni di ostilità verso l’esterno. La percezione della realtà del paziente schizotipico non è alterata, e il pensiero, anche se appare divagante o strano nello stile, non è disorganizzato.

Disturbo antisociale di personalità

Il disturbo antisociale di personalità è un disturbo di personalità caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi della società, da comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi responsabilità e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui. Il dato psicodinamico fondamentale è la mancanza del senso di colpa o del rimorso.

Disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità deriva dall’antica classificazione dei disturbi mentali, raggruppati in nevrosi e psicosi, e significa letteralmente “linea di confine”. L’idea originaria era riferita a pazienti con personalità che funzionano “al limite” della psicosi pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi o malattie gravi (come ad esempio la schizofrenia). Questa definizione è oggi considerata più appropriata al concetto teorico di “Organizzazione Borderline”, che è comune ad altri disturbi di personalità, mentre il disturbo borderline è un quadro particolare.

Le formulazioni del manuale DSM IV e le versioni successive, come pure le classificazioni più moderne internazionali (ICD-10) hanno ristretto la denominazione di disturbo borderline fino a indicare, più precisamente, quella patologia i cui sintomi sono la disregolazione emozionale e l’instabilità del soggetto. È stato proposto perciò anche un cambio di nome del disturbo.

Il disturbo borderline di personalità è definito oggi come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile, e da instabilità riguardanti l’identità dell’individuo. Uno dei sintomi più tipici di questo disturbo è la paura dell’abbandono. I soggetti borderline soffrono di crolli della fiducia in sé stessi e dell’umore, tendono a cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore, ed alternare comportamenti normali.

Si osserva talvolta in questi pazienti la tendenza all’oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè in “bianco o nero”, oppure alla “separazione” cognitiva (“sentire” o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione “amico” o “nemico”, “amore” o “odio”, ecc.). Questa separazione non è pensata bensì è immediatamente percepita da una struttura di personalità che mantiene e amplifica certi meccanismi primitivi di difesa.

La caratteristica dei pazienti con disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale. La loro vita è caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e il disturbo ha spesso effetti molto gravi provocando “crolli” nella vita lavorativa e di relazione dell’individuo.

Il disturbo compare nell’adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all’età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell’individuo.

Disturbo istrionico di personalità

Il disturbo istrionico di personalità (HPD/DIP) è un disturbo di personalità caratterizzato da un tipico quadro pervasivo di emotività eccessiva e ricerca di attenzione, che include una seduttività inappropriata e un bisogno eccessivo di approvazione.

La caratteristica essenziale dell’HPD è l’eccesso di emotività e ricerca di attenzione. Queste persone sono vitali, drammatiche ed entusiastiche. Possono essere tendenti alle provocazioni sessuali inappropriate e all’espressione di emozioni forti, tramite uno stile impressionistico, sono inoltre facilmente influenzabili dagli altri.

Le persone con HPD sono descritte come egocentriche, indulgenti con sé stesse e intensamente dipendenti dagli altri. Sono emozionalmente labili e tendono ad attaccarsi ad altri in contesti di relazioni immature. I soggetti con HPD si identificano eccessivamente negli altri; proiettano le loro irrealistiche e fantasticate intenzioni sulle persone con cui sono coinvolte. Sono emozionalmente superficiali per evitare sofferenze legate alle emozioni e hanno difficoltà a capire in profondità sia sé stessi che altre persone. La selezione dei partner, relazionali o sessuali, è spesso altamente inappropriata. Spesso i loro partner possono avere sintomi di disordini di personalità, simili o molto più gravi dei loro.

Le donne con HPD spesso tendono a entrare in relazioni abusive con partner che aumentano l’abuso col passare del tempo. A volte la patologia aumenta con il livello di intimità delle relazioni; in misura minore questo può avvenire anche per i maschi con HPD. Le persone con HPD possono dimostrare rabbia intensa e inappropriata, mascherando la loro battaglia interiore tra la ricerca dell’intimità e l’evitamento della patologia. Possono esistere casi di auto-mutilazione e/o minacce di suicidio come aspetto del comportamento manipolativo interpersonale generale.

I maschi con HPD possono presentare problematiche riferite alle crisi d’identità, relazioni disturbate e mancanza di controllo degli impulsi. Possono avere tendenze antisociali ed essere inclini all’abuso di false sintomatologie fisiche come metodo di controllo sugli altri. Queste persone possono essere emozionalmente immature (anche se tendono a credere e/o far credere l’esatto contrario), drammatiche (anche se molti sono esperti nel nasconderlo) e superficiali (anche se tendono a credere che i loro sentimenti siano così profondi che nessun’altra persona potrebbe mai comprenderli).
Gli uomini con HPD tendono ad essere eccessivamente introspettivi e a creare un falso senso di realtà, convincendosi effettivamente di qualunque cosa abbiano bisogno di credere, al fine di rimanere emozionalmente distaccati da chiunque o da qualunque aspetto della vita che implichi emozionalità. I maschi con HPD le cui tendenze sono evidenziate dall’antisocialità, alternano periodi di isolamento con periodi di estrema ricerca sociale (ogni alternanza può durare da qualche giorno a diversi anni). Possono avere bisogno di periodi di ritiro in isolamento per ottenere un accettabile livello di comprensione e funzionamento. Gli HPD con tratti antisociali non dipendono da nessuno in particolare, ma cercano di ottenere la dipendenza di altri nei loro confronti. Anche se i maschi hanno spesso abilità sociali camaleontiche (allo stesso modo delle femmine HPD), tendono ad avere problemi a mantenere amicizie durature, dato che le loro tendenze paranoidi (reali e immaginarie) possono portarli ad “usare” le relazioni interpersonali con lo scopo di eliminare ogni responsabilità emozionale. A volte tendono a creare un clima di intimità genuino con le proprie partner (credendo ogni volta di avere trovato la “persona giusta”) pur rimanendo inabili alla regolazione del livello ottimale di intimità per qualunque relazione interpersonale; ciò rende spesso difficile la costruzione di una qualunque relazione non turbolenta.
I soggetti con HPD possono credere nel soprannaturale, come la chiaroveggenza o la telepatia, includendo in ciò la convinzione che ci siano diversi messaggi e nozioni nascoste in opere pubbliche, scritte apposta per loro. Quando un soggetto HPD con caratteristica antisociale, crede di essere manipolato, può trasformare in sociopatiche le sue relazioni con i nemici del momento, seppure può rimanere del tutto leale (o quasi) con quelli che egli reputa “amici”. Gli uomini HPD sono spesso irrefrenabilmente guidati da una continua ricerca di conquista della vita, anche se non hanno un vero senso di direzione o di controllo, e questo risulta in frequenti cambi di passioni e interessi.
Sia uomini che donne con HPD, possono tendere ad un comportamento disinibito, spesso verso promiscuità e abuso di sostanze.

Disturbo narcisistico di personalità

Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé – ovvero una forma di amore di sé che, dal punto di vista clinico, in realtà è fasulla – e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, e le cui conseguenze sono tali da produrre nel soggetto sofferenza, disagio sociale o significative difficoltà relazionali e affettive.

La nozione di disturbo narcisistico di personalità è stata formulata da Heinz Kohut nel 1971 e introdotta dietro sua proposta nel manuale Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM). Il quadro clinico che descrive è una particolare forma di disturbo del narcisismo. Ciò che distingue questi pazienti, ovvero la struttura psicologica ipotizzata da Kohut, e per la quale coniò il termine “Sé grandioso”, è una sorta di cosiddetto “Falso Io” o “Falso Sé”, che conserva alcune delle caratteristiche primitive dell’Io infantile, un’immagine interiore eccessivamente idealizzata ed “onnipotente” che l’individuo percepisce come il vero “Io”. I soggetti affetti sono spesso caratterizzati da un bisogno affettivo specifico, quello di essere ammirati, in misura superiore al normale o che appare inappropriato ai contesti. Tuttavia non è un sintomo che compare necessariamente. Alcune persone possono ritenere in qualche modo di essere “speciali” o superiori, esprimere in modi diversi aspettative di soddisfacimento di una idea di sé irrealistica e tendenzialmente onnipotente.

In ambito teorico, le diverse scuole di psicologia hanno dato interpretazioni e spiegazioni diverse di questa famiglia di disturbi. Il concetto di narcisismo è un termine teorico che nella psicoanalisi indica un meccanismo o funzione primitiva del ; precisamente è la funzione che distingue il “Sé” dalla realtà esterna nelle prime fasi del suo sviluppo. Si ritiene generalmente che il narcisismo, cioè il suo malfunzionamento, abbia un ruolo centrale nell’origine di molte patologie psichiatriche. Il disturbo di personalità narcisistico è una manifestazione di narcisismo patologico particolare, oggi generalmente considerata come un quadro riconoscibile a sé stante, e codificata dall’esame oggettivo dei sintomi.

Disturbo evitante di personalità

Il disturbo evitante di personalità è un disturbo di personalità caratterizzato da uno schema di comportamento penetrante di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, estrema sensibilità a valutazioni negative nei propri confronti e la tendenza a evitare le interazioni sociali. Le persone affette da disturbo evitante di personalità spesso si considerano socialmente incapaci o non attraenti a livello personale ed evitano le interazioni sociali per timore di essere ridicolizzati, umiliati od oggetti di antipatie. Tipicamente, si presentano come persone che amano stare da sole e riferiscono di sentire un certo senso di estraniazione dalla società.

Il disturbo evitante della personalità è di solito osservato all’inizio dell’età adulta, ed è associato ad un certo senso di “rigetto” effettivo o percepito dal genitore o dai coetanei durante l’infanzia. Se il sentimento di rigetto sia dovuto al severo monitoraggio dei comportamenti interpersonali attribuito alla gente affetta dal disturbo, è cosa ancora da dimostrare.

Disturbo dipendente di personalità

Si definisce disturbo dipendente di personalità (DDP) il quadro patologico caratterizzato da un comportamento sottomesso e adesivo, legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi. I soggetti affetti da questo disturbo sperimentano una fase ossessiva di ricerca di certezze, sicurezze e conforto da parte di altre persone (normalmente familiari e/o amici in generale), in una forma talvolta paragonabile alla depressione e spesso collegata a cause scatenanti collaterali quali traumi infantili o problematiche esistenziali. È difficile individuare nella maggior parte dei casi il comportamento con cui si manifesta questa condizione nel soggetto in esame: si possono avere casi di comportamento remissivo/depressivo come ossessivo/aggressivo, in casi particolarmente complessi e intersecati con altri disturbi paralleli si possono verificare entrambi i comportamenti, succedendosi fra di loro in modo repentino. La persona ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni. Tale personalità è contraddistinta dal bisogno che altri si assumano la responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita, dalla difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione (nota per il clinico: non vanno inclusi timori realistici di punizioni), dalla difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità piuttosto che per mancanza di motivazione od energia).

Disturbo ossessivo compulsivo di personalità

Il disturbo ossessivo compulsivo di personalità, detto anche disturbo di personalità anancastico o disturbo della personalità ossessiva, è un disturbo di personalità caratterizzato da un complesso di risposte rigide della personalità, comportamenti e sentimenti che si manifestano in più ambiti e si raccolgono perlopiù in questi insiemi:

  • Tendenza a conformarsi a procedure, abitudini o regole in modo eccessivo e non flessibile
  • Occorrenza di pensieri o comportamenti ripetitivi
  • Costante perfezionismo

La personalità ossessiva manifesta un senso di ansia quando le procedure vengono alterate o gli standard tendenti al perfezionismo non sono soddisfatti. Vi è spesso un atteggiamento generale di inflessibilità di giudizio (talvolta – ma non sempre – moralismo), desiderio di ordine e fedeltà alla routine, inquietudine eccessiva in situazioni che il soggetto percepisce come non prevedibili. Un tratto caratteristico osservabile è il perfezionismo. Queste persone mostrano a volte notevoli difficoltà a distinguere a prima vista i livelli diversi di importanza delle questioni, cioè a limitare la preoccupazione per i dettagli rispetto agli aspetti essenziali. Hanno difficoltà a delegare compiti ad altri temendo che non siano svolti con le procedure desiderate. Gli standard elevati che essi chiedono agli altri in tutti gli ambiti possono creare significativi problemi alla vita di relazione.

I meccanismi di difesa dell’Io tipici della personalità ossessiva sono l’annullamento, la rimozione, la formazione reattiva, l’isolamento dell’affetto e l’intellettualizzazione

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità non deve essere confuso con un semplice stile di vita orientato alla precisione e all’ordine o con tratti ossessivi-compulsivi. Sebbene questi sintomi facciano parte della popolazione adulta affetta da DOCP, il disturbo di personalità viene considerato tale solo quando impedisce al soggetto di condurre una vita regolare, o per eccessivo spreco di tempo (più di un’ora al giorno) o quando compromette il normale svolgersi delle attività quotidiane, siano esse sociali e/o lavorative oppure ancora quando i sintomi siano fonte di marcata sofferenza per il paziente.

Fonte: psicologiaeriabilitazione.it