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cucina e psicologia

Cosa unisce la cucina e psicologia? Apparentemente nulla.
Niente di più sbagliato!

Molte delle patologie più comuni derivano dal giusto rapporto che noi abbiamo col cibo. Pensateci. Gli animali quando sono depressi o vogliono abbandonare questo mondo smettono di mangiare.
Il digiuno e il digiuno intermittente è una forma potentissima di cura per il nostro corpo.

Ecco quindi che una corretta gestione del cibo, dell’appetito, la scelta della qualità dei cibi che mangiamo o quelli che non ci piacciono possono darci importanti informazioni sullo stato mentale psico-fisico di una persona: la cucina ci fornisce molte informazioni sulla psicologia e sullo stato mentale e di coscienza di una persona.

Cooking Therapy

Ad esempio, gli esperti di Cucinoterapia insegnano a considerare il cibo come un nutrimento dell’anima: cucinare permette di ritrovare se stessi e di relazionarsi con gli altri recuperando fiducia e istinto alla socialità. La Cooking Therapy, infatti, lavora sul corpo e sulla mente, affinando la percezione di sé e la gestione dei rapporti interpersonali.

Inoltre basta vedere una coppia (marito e moglie) cucinare insieme per capire molto del loro rapporto delle dinamiche e forze che entrano in gioco nel rapporto. Si potrebbe capire la relazione dei partner col cibo, quindi con la realtà quotidiana, il loro modo di lavorare e di pianificare, la loro fantasia, creatività, pazienza, senso dell’umorismo, capacità di fare compromessi, di decidere. La tendenza nel cercare nuove cose o di essere conservatori, di sognare, di immaginare. La “Psicologia in cucina” potrebbe diventare un altro tipo di arte terapia. Questo potrebbe essere un approccio con delle grandi opportunità di comprensione!
Per molte madri la preparazione del cibo rimane il solo modo per esprimere affetto. Oppure per le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e che usano il cibo per avere contatto con la realtà, esprimendo così la loro sofferenza, ribellione, rabbia, disperazione, richiesta d’aiuto, vittimismo.
Per molte famiglie, specialmente quelle del sud, la cucina è una cosa seria. Le radici di questo pensiero affondano in una cultura millenaria dove il cibo era venerato e glorificato. Se ci pensiamo riunirsi a tavola è uno dei principali momenti di giovialità e socialità che utilizziamo per conoscere noi stessi e gli altri. Poi se il tutto è accompagnato da un buon vino allora completiamo l’equazione.
Anche a livello di team building vengono organizzati sempre di più dei workshop stile Masterchef per verificare il grado di creatività e competizione dei dipendenti di una azienda.

Insomma la cucina e la psicologia sono intimamente connesse. Chi ama il buon cibo ama nutrire bene se stesso e la propria anima. Chi non ama il cibo e si nutre solo per “non morire di fame” a livello funzionale prima o poi entrerà in dinamiche depressive e/o anaffettive. Inoltre mangiare cibo spazzatura altera la flora batterica e quindi abbassa le difese immunitarie. Scegliere del buon cibo, investire del tempo per imparare a cucinarlo, rilascia endorfine nel corpo. Invece se non sono affettuoso con me, non dedicando del tempo per cucinare bene gli alimenti che mangio, come potrò essere un genitore che trasferisce correttamente ai miei figli l’amore per la vita?
Come al solito rientriamo nel classico cliché: se a mamma e/o papà non piaceva cucinare… i figli non ameranno cucinare. I bambini apprendono per imitazione e saranno degli adulti con una scarsa propensione alla fiducia in se stessi. Inoltre mangiare cibo spazzatura, precotto, pronto in 5 minuti, etc… aumenta i livelli di ansia, perché non ci fa rallentare. Nella nostra mente viene creata una associazione: vita veloce = mangiare veloce.
Quando poi si arriva alla mezza età, la bellezza inizia a sfiorire ed appaiono più chiari i territori dove abbiamo investito nella nostra vita e invece quelli che abbiamo trascurato. In questa fase di adultità escono quindi fuori degli inprinting familiari che magari prima non si erano manifestati perché la forza propulsiva delle opportunità della gioventù le aveva celate. E’ infatti tra i 40 e 50 anni che si gioca il secondo tempo della nostra vita.
Vi starete chiedendo quale è il primo tempo. Il primo tempo è dalla nascita fino ai 10/12 anni. Queste due fasi sono FONDAMENTALI. Quello che c’è in mezzo e a seguire è solo la diretta derivazione di questi due momenti ESSENZIALI alla trasformazione della nostra personalità. Purtroppo solo in pochi sanno e conoscono l’importanza di queste due tappe della vita e come interpretarle. Il “metodo” insegna agli allievi come affrontarle in chiave positiva.

“La cucina è l’alchimia dell’amore.”

-Guy de Maupassant-

La cucina è una delle attività che combinano arte, tecnica e conoscenza.

Si tratta di un ambito in cui entrano in gioco la cultura e la passione.
Ecco quindi che se non sapete cucinare o non vi piace cucinare dovete correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Esistono numerosi corsi di cucina professionali e amatoriali.
E il tempo dove lo trovo? Trovatelo! Punto e basta. Ribellatevi ad un destino che vi vuole aridi. Non dovete essere per forza quello che vi è stato tramandato.
Quando al lavoro vi danno un compito o mansione che non vi piace lo fate? Quando dovete chiudere un contratto importante ma gli interlocutori vi creano frustrazione ma il risultato è fondamentale per il vostro benessere o la vostra famiglia, che fate?
Bene pensate alla stessa cosa. Imparate a cucinare, a scegliere cibi di alta qualità, a leggere le etichette (non solo il prezzo) di quello che comprate, la provenienza. Smettetela di comprare troppi cibi surgelati e industriali, bibite gasate, cibi zuccherati o dolcificanti.
Provateci per un periodo e vedrete gli effetti su vostro corpo e la vostra psiche.
Inoltre saper cucinare è seducente. Muoversi bene tra i fornelli è un’arma di seduzione, sia che siate uomini e donne.
A proposito a parlare di cibo ci è venuta fame… andiamo a preparare.

Cucina e psicologia: dimmi come vai in cucina, ti dirò chi sei!