Complottisti o ingenuisti. Come fare per scoprirlo?

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Complottisti o ingenuisti? Benpensanti o complottisti? Molte volte il giusto sa nel mezzo. Viviamo in un mondo duale. Il cervello per poter compiere ragionamenti euristici, cioè veloci tende a categorizzare le scelte e spesso non ne sa analizzare le sfumature da un punto di vista multidimensionale. Ogni evento può essere interpretato in 12 dimensioni diverse. Vederne solo due, duali e contrapposte, è il segnale che siamo ancora delle batterie umane dormienti dentro Matrix.

Approfondiamo questo bug delle mente riguardo alle euristiche di ragionamento. Esse si contrappongono al pensiero analitico che è dispendioso da un punto di vista cognitivo perché non è lineare come le euristiche (bianco-nero, bello-brutto, sopra-sotto, fascista-comunista…) ma è arborescente e sequenziale.
Nella teoria del prospetto, teoria della decisione formulata dagli psicologi israeliani Daniel Kahneman e Amos Tversky nel 1979 si parla delle euristiche e le suddivide in 4 categorie:

  • Euristica della disponibilità o evocabilità, è una procedura che si basa sui normali meccanismi di memoria; poiché gli individui valutano tanto più probabile in % un evento quanto più riescono a farsi venire in mente esempi di quell’evento. L’ evocabilità delle informazioni non dipende dalla frequenza obiettiva ma dal loro impatto emotivo o dalla salienza. Cioè sono soggettive e non basate sui fatti ma sulle opinioni personali. E’ il motivo per il quale quando i media ci bombardano con un argomento che ha una rilevanza statistica molto scarsa noi tendiamo a dargli importanza a livello emotivo solo perché se ne parla e l’informazione è disponibile. Per esempio fa più morti l’aspirina l’anno che HIV negli Usa. L’aspirina fa più morti dei terroristi. Infatti il terrorismo ha causato 165.000 morti dal 1995 al 2015 mentre l’aspirina solo negli Stati Uniti ne uccide di più. Eppure per le armi si spendono oltre 1.700 miliardi di dollari l’anno. Ad ogni attentato la cifra sale e l’opinione pubblica è accondiscendente perché i media creano la disponibilità massiva dell’informazione che quindi diventa una priorità emotiva a livello cognitivo di euristica.
  • Euristica della rappresentatività, le valutazioni possono essere fatte sulla base della similarità tra l’evento in esame e la categoria di appartenenza o il processo che l’ha generato e che meglio rappresentano la nostra idea di quell’evento: stereotipo mentali, forme pensiero, luoghi comuni, cliché, etc…
  • Euristica dell’ancoraggio e aggiustamento, le nostre stime spesso restano ancorate a una valutazione iniziale anche se tale valutazione viene aggiustata sulla base di informazioni o dati acquisiti successivamente. Questo il bug principale della mente umana. Della serie: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Questa euristica ha un forte impatto in ambito giudiziale e negoziale.
  • Euristica dell’affetto, fa riferimento all’utilizzo della componente emotiva delle valutazioni nelle decisioni e si basa sulla semplice procedura: piace/non piace (sistema duale delle emozioni). Si rifà al concetto di affect, che è un’emozione blanda che ci permette di apprezzare o squalificare un qualsiasi oggetto (bella casa, bella auto) e le valutazioni delle opzioni di scelta sono fatte su ciò che sentiamo piuttosto che su ciò che sappiamo (Damasio)

Queste quattro categorie vengono attivate nel cervello per risparmiare tempo sui ragionamenti.
Oggi, che la realtà è complessa, sono veri e propri bug della mente umana. Daniel Kahneman è uno psicologo israeliano, vincitore, insieme a Vernon Smith, del Premio Nobel per l’economia nel 2002 «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza».
Praticamente è stato premiato per l’economia, non per la scienza (lui era uno psicologo), per aver fatto capire meglio come i mass media e i governi possono manipolare le decisioni dell’opinione pubblica creando una urgenza relativa ad un problema al fine di finanziare una politica coercitiva oppure promuovere una azione non etica o di privazione delle libertà individuali per un presunto bene collettivo minacciato da una causa statisticamente insignificante ma che diventa emotivamente disponibile nella mente dei mediaticamente bombardati!
Perché allora abbiamo questo bug o bias? In antichità l’euristica era utile all’homo sapiens per capire velocemente se l’evento che gli si presentava davanti (che era semplice e non complesso) fosse minaccioso oppure no. Gli eventi per quegli uomini e donne primitive che hanno vissuto decine e decine di millenni fa, si presentavano in maniera semplice: minaccia oppure opportunità. STOP.

La realtà è, poi man mano, diventata sempre più multi sfaccettata e quindi complessa. Per esempio, gli antichi greci avevano un vocabolario di centinaia di migliaia di parole per descrivere concetti e cose. Lo stesso dizionario italiano ne conta circa 250.000. Oggi l’uomo “civilizzato” contemporaneo ne usa mediamente dalle 2.000 alle 5.000. Una regressione cognitiva da “rincoglionimento” da televisione ed entertainment. Inoltre gli studenti italiani sono fra i peggiori dell’Ocse: uno su quattro non comprende ciò che legge.

Siccome la comprensione delle cose è subordinata al logos, meno parole utilizziamo e conosciamo più le nostre capacità cognitive e logiche sono modeste.

Quindi tornando a noi complottisti o ingenuisti? Benpensanti o complottisti?
Non è questa la domanda da porci. Altrimenti saremmo vittima anche noi del mondo duale e becero. La vera domanda è comprendere gli aspetti di ogni singola tesi e leggere entrambe le fonti per quanto possano essere assurde e contrastanti.
Tuttavia dobbiamo partire da un assioma fondamentale: la comunicazione mainstream non può essere onesta mai al 100% in quanto garante dell’ordine pubblico e quindi non può rivelare scomode verità ma solo menzogne per benpensanti.
Quindi il percorso che ci porta alla comprensione della tesi complottista ci aiuta a non usare le euristiche, vale a dire non prendere per buona la prima notizia del primo giornale o esperto accreditato o prestigioso per risolvere velocemente un ragionamento. Ci aiuta ad usare la mente analitica ed a investire a livello cognitivo risorse e tempo.
C’è un motto che dice: se leggi i giornali sei male informato se non li leggi sei disinformato. Noi aggiungiamo se li leggi e leggi anche la contro informazione allora sei responsabilmente informato. Ognuno potrà farsi la propria idea ma solo dopo aver sentito tutte le fonti e tutte le prove con mente libera.

Già perché ricordiamoci i punti sopra delle euristiche: è più probabile che crediamo ad una versione piuttosto che ad un altra se: la riteniamo più probabile soggettivamente, se la associamo a delle nostre categorie mentali già consolidate, ma soprattutto se, a livello emotivo e di danaro, capire quella cosa ci crea fonte di stress perché dovremmo mettere in discussione le nostre false credenze sul mondo che abbiamo costruito per anni.
Complottisti o ingenuisti? Complottismo no grazie? Meglio credere ad una confortante menzogna che a una scomoda verità che cambierebbe le nostre abitudini alimentari, fisiche, mentali, sociali, economiche…

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